[CC] Cinemania…

Un pomeriggio qualsiasi, una sera qualunque, mi appresto a comprare l’ennesimo biglietto per entrare al Cinema. La sala è come sempre semibuia, luci soffuse, c’è ancora quella rilassante moquette rossa e quell’odore di pop-corn che entra nelle mie narici. Pago alla signora del botteghino, una signora che secondo me è sempre stata lí, non è nata e non morirá mai, ne sono sicuro, fa parte di quell’essere vivo chiamato Cinema.
Mi appresto ad entrare, e porgo il mio biglietto all’altro essere eterno, il “controllore” del cinema, anche lui specie protetta dell’ecosistema cinematografico. Cerco il mio posto, lo trovo e mi siedo. Mi metto comodo, sono pronto ad evadere dal mondo, per lo meno durante le prossime due ore…

Ancora non comincia il film, la musica di sottofondo è quella di qualche vecchio film, nella sala, oltre a me, ci sono una coppia di innamorati, una coppia di sposati e un’altra coppia che, oltre ad essere sposati sono anche visibilmente innamorati. Sono solitario? no, no, è che oggi nessuno aveva voglia; nessuna amica, nessun amico, nemmeno nessun amore passeggero! e quindi, eccomi qui, facendo cineterapia, da solo.
Le luci si spengono gradualmente, la sala rimane nel buio piú tranquillizzante che esista, lo schermo si accende di una luce bianca quasi celestiale e il proiettore comincia la marcia, rumori di ingranaggi in movimento e la polvere davanti alla luce si fa vedere, si sveste della sua solita timidezza e comincia a fluttuare davanti allo stupito proiettore, che della polvere, non ne vuole sapere assolutamente niente.
Comincia la pellicola, qualche pubblicitá di rito (appartamenti in riva a un mare di carta pesta, centri benessere kitsch e ristoranti locali col menú piú economico del quartiere) e, subito dopo, una delle mie parti preferite: i trailer dei prossimi film. Dalla commedia romantica dell’anno al thriller psicologico piú sconvolgente degli ultimi vent’anni, senza mai dimenticare il film di animazione piú premiato oltre oceano. È cosi, nei trailer, tutti i film hanno il loro personale momento di gloria, momentaneo ma non per questo poco intenso.
Lo schermo si tinge di nuovo di nero, 5 secondi che assicurano l’inizio del film per il quale ho pagato il mio biglietto (sí, anche quest’anno è rincarato! cazzo…), ed ecco che appare il logo della casa di produzione, mi hanno sempre affascinato le animazioni per presentare la casa di produzione, sono dei bei lavori! bisogna riconoscerlo.
Ora sí, silenzio religioso, comincia il film. Dentro di me si accende una piccola luce, la fabbrica dei sogni è davanti a me e non posso fare finta di non emozionarmi, quella sensazione di nodo alla gola è fin troppo presente e il mio essere diventa leggero, veramente leggero. Mi distacco dal mondo, entro nello schermo e mi vaporizzo come la polvere davanti al proiettore, divento microscopico e dico “arrivederci!” all’Io.
Manhattan, Woody Allen, 1979; le immagini di New York scorrono e la musica di George Gershwin si fonde con i grattacieli in un’immacolato bianco e nero.
1968, universitá occupate, manifestazioni e rivoluzione sessuale, Kubrick pronto a girare uno dei piú grandiosi film della storia, 2001: Odissea nello spazio, sento la robotica voce di HAL 9000, la scimmia e il monolito, la storia dell’uomo. Nel mondo un caos che porterá a una nuova rivoluzione sociale, nelle film il caos calmo dell’intera storia dell’uomo.
Aronofsky, nel 2006, crea un’opera d’arte, The Fountain. Come se si trattasse di un quadro che rimani a guardare senza sapere le motivazioni esatte, ma che dentro di te fa scaturire quella scintilla di emozioni, questo film è una vera esplosione di immagini, suoni e sensazioni, assolutamente indelebili.
Vedo correre Jules e Jim per le strade di Parigi, sento la voce del Padrino farmi un’offerta che non potró rifiutare e mi vengono i brividi mentre penso a Jack Nicholson che urla con un’ascia in mano.
Il mio cuore diventa una festa privata, con invitati di eccezione: vedo passare Charlie Chaplin mentre chiacchera vivacemente con Nanni Moretti. Piú lontano, in disparte, vedo un’imponente Sergio Leone. Al tavolo centrale siedono De Palma, Coppola e Scorsese, bevono vino e fanno un pó di casino. Tarantino ride con Paul-Thomas Anderson mentre Scarlett Johansson, Brigitte Bardot e Marilyn Monroe posano per i fotografi.
Groucho Marx si avvicina, mi stringe la mano e parte coi suoi fratelli. Faccio gli onori di casa e accompagno all’uscita Daniel Day-Lewis e Marcello Mastroianni, Cary Grant mi da una pacca sulla spalla e mi ringrazia dell’invito.

Si riaccendono le luci della sala, il corpo per un attimo rimane ancora in aria, leggero, senza alcuna voglia di riprovare la pesantezza terrena. Ma è cosi, le cose belle hanno un limite, se no, non sarebbero cosí fottutamente speciali!
Esco per strada, il cervello sorride felice, il cuore sgambetta vivace e la macchina del corpo è ancor piú cosa viva.
Grazie Cinema, grazie di cuore.

3 Responses

  1. Gully Says:

    ho letto di sfuggita, ma sembra che tu abbia lasciato fuori carpenter, bestemmia

  2. Lorenzo Says:

    Vero. L’unico neo a quest’esaltazione del cinema.
    John Carpenter, ti chiediamo perdono.

  3. Sean Says:

    Evvai! A me è piaciuto un bel po’!!
    :D

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