Come Baba O’Riley e una tostissima Yaris mi hanno riavvicinato alla serenità

“Baba O’Riley”, una delle migliori canzoni dei The Who e probabilmente una delle più belle canzoni rock di sempre, era appena giunta al momento in cui inizia la parte strumentale. Intorno a me non c’era nessun rumore. C’ero solo io, la strada, la mia Toyota Yaris e il grido di “it’s only teenage wasteland” dei The Who che ancora mi risuonava in mente.

Poi, un tonfo. Un botto improvviso. L’armonia musicale nella quale ero immerso viene distrutta da un impatto fortissimo alla fiancata sinistra della mia Yaris. La macchina comincia a girare su se stessa e io, semplicemente, bestemmio. Sbatto contro il guard-rail. Faccio uno o due testa coda in totale. L’ammontare esatto delle bestemmie, invece, non è ancora stato determinato. La macchina rimane, in qualche modo, di nuovo dritta e riesco ad accostare mentre vedo il veicolo che mi ha speronato sbandare qualche centinaio di metri più avanti.

“Ora si ferma”, penso.

Sbaglio. Non si ferma. Anzi, accelera e va via. In quel momento, in preda allo shock e alla ancora lieve ma crescente gioiosa sensazione di averla scampata grossa non lo mando nemmeno a fanculo. Ma non temete, nella vita c’è sempre tempo di farlo. VAFFANCULO!

Per ovvi motivi non mi sono soffermato sulla targa di quello che mi ha colpito (da qui in avanti, ai fini della brevità, mi riferirò a lui con il più corto e semplice appellativo di “stronzo”). Lo “stronzo” non si è fermato, forse ubriaco, forse spaventato dal mio botto, forse, più semplicemente, soltanto fedele al suo nuovo appellativo di stronzo. Almeno è in buona compagnia, anche un’altra macchina, che era poco dietro al punto del fattaccio e deve aver assistito a tutto l’incidente, non si ferma. Spengo la musica e cerco di capire se sto bene. Mi guardo il corpo. Sembra tutto a posto. Mi guardo le gambe, si muovono. Non ho sbattuto la testa, soltanto grazie alla cintura visto che l’airbag non si è attivato. Rimango in macchina, senza la forza di uscire a vedere in che condizioni è rimasta la Yaris.

Penso che perlomeno stavolta c’era stata una colonna sonora. Mi lamento spesso di come nella vita, al contrario dei film, non ci sia una colonna sonora che renda qualsiasi scena un po’ più drammatica, un po’ più emozionante. Se il mio incidente fosse finito in un film, io l’avrei girato in “slow-motion”, con i The Who in sottofondo fino al momento dell’impatto. Poi, con un’inquadratura dall’alto, solo silenzio mentre la macchina va in testacoda e sbatte. Ancora qualche attimo di silenzio mentre, con una inquadratura soggettiva, mostro l’interno della macchina mentre mi fisso le mani. Infine, riprende la musica.

Non ho visto tutta la mia vita passarmi di fronte agli occhi invece. Ho sempre pensato fosse un po’ un cliché, ma non si può mai sapere. Certo, forse non è stato l’incidente più brutto della storia, ma non sono mai andato così vicino alla morte. Questo è sicuro. Aspettate solo di vedere la foto che ho fatto alla macchina qualche minuto dopo lo scontro. Comunque, non ho visto nulla. A mala pena ho avuto il tempo di pensare. Evidentemente è tutto un cliché.

Quello che è successo successivamente non è né straordinario né degno di molta nota. Ho chiamato il mio amico Alejo, il primo numero che avevo a portata di mano perché, mentre facevo testa coda in autostrada mi aveva mandato un SMS commentandomi la partita dei Minnesota Vikings. L’ho chiamato perché non mi ricordavo che il “112” fosse il numero della polizia. Mi era venuto in mente di chiamare il “911”. Mannaggia a tutti i film e le serie americane che guardo.

È successo tutto così in fretta che non ho fatto quasi in tempo a spaventarmi. Ho sentito il botto, ho girato per qualche istante, ho sbattuto contro il guardrail ed era finita. È durato probabilmente meno di quello che ci avete impiegato a leggere le ultime tre frasi. Nonostante ciò, sono andato molto vicino alla fine, più vicino che mai. Se non fosse stato per la mia cara Toyota Yaris, che ha dimostrato di essere un ammasso di ferraglia bella tosta, forse non sarei qui ora. Perlomeno sarei all’ospedale.

Tutto questo mi è bastato per capire che, alla fine, in questo viaggio chiamato vita, conta soprattutto esserci, indipendentemente da quello che ti accade lungo il cammino. Forse è un po’ scontato arrivare a una conclusione così dopo un incidente stradale. Ma, del resto, è un po’ scontata anche la frase “it’s only teenage wasteland” e ciò non toglie nulla al capolavoro dei The Who che mi ricorderà per sempre del giorno in cui sono stato speronato come nei videogiochi, ne sono uscito senza nemmeno un graffio (anche se ho un male cane al collo) e ho imparato che bisogna assaporare ogni istante, anche quello che sembra il più insignificante.

Di nuovo, mi scuso per l’ovvietà, ma credo di aver imparato anche un’altra cosa: una lezione, per quanto ovvia, non vuol dire non sia valida.

3 Responses

  1. federico Says:

    Però il faro ancora funziona :|
    La Yaris, ma soprattutto te, avete la pellaccia dura.
    Sono contento di notare che – anche da questa disavventura – hai tratto qualcosa di positivo. In questo caso una consapevolezza. Non è da tutti, ed è un bel dono.

  2. Marco Says:

    Come già dettoti su msn peccato non sia passato un tir a 200 all’ora….ahahahah, ridiamoci su che è meglio.

    e ricordati queste parole in stretto milanese:”san juan fa minga ingan!”

    vedrai che Il Merda avrà quello che si merita

  3. Matteo Says:

    Io l’ho saputo solo ora e mi è venuto un mezzo infarto. Se sei sopravvissuto a tutto questo penso che sei immortale. Come scrive bro, complimenti per la leggerezza e la saggezza con cui parli della cosa, non so se sarei in grado di fare altrettanto…

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