Ebbene sí, sono tornato! le mie vacanze sono state abbastanza soddisfacenti…avere un mese e mezzo di assoluto ozio (ció vuol dire che non ho fatto assolutamente niente a parte di divertirmi, cazzeggiare e dormire) ci voleva proprio. Ed ecco che cosí, da buon comunicatore dell’ Infinito, mi rimetto subito al lavoro. Come primo intervento della stagione 2007/2008 vi lascio un mio pensiero scritto durante il lungo viaggio tra Fano e Barcellona in macchina. Ok….direte…facile pubblicare cose giá scritte….e avete ragione! ma lasciatemi un pó piú di tempo per abituarmi alla routine!!
Finalmente trovo il tempo di scrivere un paio di cose dalla Grande Mela. Scusate (e qua sto dando per scontato che ve ne freghi qualcosa) il ritardo. In teoria avrei dovuto avere una sala computer nell’ostello…e invece non c’e’ (come non si sono accenti in questa tastiera…), quindi devo collegarmi dalla scuola e non e’ sempre sempre semplice ne’ comodo per i miei orari.
Comunque, detto questo, penso che comincero’ raccontando qualcosa dei primi due giorni, quelli del primo impatto, quelli dello “schock” iniziale.
Come avrete intuito dal titolo sono andato a vedere “Live Free Or Die Hard”, il quarto film dal titolo tremendamente orribile della fortunata, nonchè lodevole e da osannare, saga di Die Hard. Se vi ricordate, qualche mese fa, dopo aver passato 5 ore complessive di torture cinematografiche con Spiderman 3 e Pirati dei Caraibi 3, avevo detto che ero a un “Die Hard di merda dal suicidio cinematografico”. Ora non sto a spiegare cosa intendo per suicidio cinematrografico (anche perchè nemmeno lo so) ma sappiate solo che ero davvero, davvero depresso.
Tempo di un nuovo racconto non credete? Forse credete di no, ma il racconto ve lo do lo stesso. Ormai lo sapete, stesso scenario di sempre. Anche stavolta una storia romantica, perchè no? Per voi che siete più appassionati di fantascienza, attendete un po’, ho un cantiere qualcosa anche per voi. Ma ci vorrà un po’ di tempo, è un progetto a medio termine, ma mi ci tufferò non appena torno da un altro viaggio a New York (da dove scriverò ancora un diario, ovviamente). Ora però leggetevi questo racconto, credo, onestamente, sia uno dei migliori della serie.




