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	<title>L'Infinito</title>
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	<description>Pensieri e Parole di Lorenzo Franceschi Bicchierai</description>
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		<title>Day “ormai ho perso il conto, penso 13”&#8230;conosciuto anche come il giorno del “si mangia come porci e si cammina come&#8230;mm&#8230;montanari?”</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 07:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai salto direttamente i giorni in cui non c&#8217;è niente di sostanzioso da raccontare visto che non ve ne può fregare di meno. Saltiamo direttamente a quello che penso sia il tredicesimo giorno della mia avventura nella Bay Area. Avventura è probabilmente un po&#8217; azzardata come parola per definire il giorno di oggi, ma ci siamo andati vicini. Forse “scarpinata” si addice di più. Come altro definireste quasi 10 km di camminata sulle irte colline di San Francisco? Sì, dieci chilometri (a parole rende più l&#8217;idea). Non c&#8217;è male eh?</p>
<p><span id="more-1761"></span>A parte la lunghezza a dir poco dilaniante della mia passeggiata ci sono molte altre cose da raccontare. La giornata è cominciata a Berkeley dove per colazione ho preso un biscotto gigante ad un “Bagel Shop” su Telegraph Avenue (ovvero la strada degli hippies e la gente stramba&#8230;ma ne riparleremo dopo). Mentre lo sgranocchiavo ho preso il solito e ormai fidatissimo bus “F” per andare a San Francisco. Una volta “in the City” (così la chiamano i vicini della Bay Area) sono andato prima al “Ferry Building” che sarebbe, tecnicamente, l&#8217;inizio del porto di San Francisco e di tutti i suoi moli (o “pier” in inglese) e il punto da cui partono la maggior parte dei traghetti passeggeri per le varie destinazioni intorno alla baia. Qua si può anche visitare una specie mercato in stile Grand Central Station a New York. Ci sono moltissimi negozietti raffinati (vini, olio d&#8217;oliva, panini fatti con prodotti italiani etc) e ristoranti più o meno cari. Il tutto molto curato, perfetto per i turisti insomma. Passato velocemente attraverso questo mercato ho camminato lungo “The Embarcadero” la via che percorre tutti i moli del porto in direzione Pier 39 o, come andrebbe meglio definito, “la trappola per turisti per eccellenza”. Appena prima di giungervi ho visto il primo personaggio curioso della giornata, un barbone seduto per terra con il classico cartello in cartone marroncino che chiedeva soldi. La cosa curiosa è che sul suo cartello, invece di esserci una scritta classica del tipo “ho fame, aiutatemi”, c&#8217;era scritto: “Perché mentire? Ho bisogno di una birra”. Cotanta originalità non poteva passare inosservata ai miei avidi occhi, così mi sono fermato, gli ho detto che mi piaceva il suo cartello e gli ho lasciato qualche moneta. Il tipo mi ha ringraziato, mi ha chiesto di dov&#8217;ero e mi ha augurato buona fortuna mentre riprendevo il mio cammino verso il famoso Pier 39.</p>
<p>Ne ho già parlato ma il Pier 39 è davvero indecoroso come trappola per turisti. Dozzine di negozi di souvenir, negozi di sport, l&#8217;Alcatraz Gift Shop (dove si possono souvenir di dubbio gusto che però hanno un certo fascino), ristoranti, bar, paninoteche, di tutto e di più. C&#8217;è anche un marasma di gente incredibile che ti fa subito venir voglia di andartene. Vale la pena passarci perché comunque va visto e perché lì si trovano le famose foche di San Francisco, ma fidatevi: stanca molto presto. Una volta comprati alcuni souvenir (visto? Ci son cascato nella trappola) sono andato a pranzare al Fisherman&#8217;s Wharf, proprio accanto al Pier 39, dove si trovano tantissimi ristoranti specializzati in prodotti di mare. La cosa interessante è che oltre ai ristoranti veri e propri, dove ci si può sedere e mangiare piatti più elaborati, ogni ristorante ha un corrispondente “stand” di fronte a sé dove si possono prendere frutti di mare da mangiare in piedi o su qualche panchina nei dintorni. Qua ho preso un fritto misto di gamberi e calamari per 10$ (delisiozo) e un cocktail di gamberetti e granchio (non fritti) per 8$. Le porzioni erano MOLTO abbondanti e, devo ammetterlo, credo di stare ancora digerendo parte di questo pasto e sono passate 9 ore. Infatti appena finito di mangiare mi sentivo decisamente appesantito. Tuttavia, il resto della passeggiata e la sua lunghezza hanno finito per farmi rallegrare di aver fatto una tale scorta di energie.</p>
<p>Gonfio come un pallone mi sono diretto verso Hyde Street, una delle strade percorse dal “Cable Car” con l&#8217;intenzione di salirla a piedi. Poco prima di imboccarla però, mentre controllavo la mappa ho incontrato il secondo personaggio curioso del giorno. Un simpatico nero che suonava la chitarra davanti a Ghirardelli Square. L&#8217;avevo notato in lontananza mentre parlava con un uomo anziano e due turiste cinesi. Poi mentre guardavo la mappa sento che dice alle cinesi: “quel tipo lì – indicandomi col dito – secondo me è italiano”. Io sorrido e gli chiedo come fa a saperlo e lui mi risponde in perfetto italiano: “sono stato in giro per il mondo e so riconoscere la gente”, il tutto con un accento più che rispettabile. Una volta avvicinatomi comincia ad improvvisare versi in rima per chiedermi una “donazione”. Rime sempre divertenti e cantate con un gran sorriso in bocca. Poi mi chiede di dove sono, mi fa vedere delle sue foto con tantissimi personaggi famosi (Pavarotti, Schwarzenegger e compagnia bella) e mi canta “Santa Lucia” in perfetto italiano mentre gli faccio un video (che vi farò avere al più presto). Veramente un personaggio.</p>
<p>Dopo questo simpatico siparietto comincio la scarpinata verso Nob Hill, una delle zone più esclusive di San Francisco. Prima ripasso per Lombard Street. Non credo ci si possa stancare di Lombard Street e dei suoi dintorni tranquilli. E&#8217; proprio una zona dove, mentre cammini per le sue strade quasi deserte, ti vien voglia di comprare una casetta e andarci a vivere subito. Lombard Street si trova, tecnicamente, su Russian Hill, che è appena sotto a Nob Hill. Le due zone, in realtà, sono molto simili e entrambe vantano di case molto lussuose. A Nob Hill si trova anche la Grace Cathedral, la cattedrale più famosa di San Francisco. In realtà è soltanto una delle tante cattedrali neo-classiche che si possono trovare in America e, infatti, non sa di nulla. Molto meglio è la piazzetta appena di fronte, Huntington Square, un elegante parco dove i vicini vanno a passeggiare il cane o rilassarsi su una panchina. Da lì sono sceso verso Chinatown, dov&#8217;ero già stato ma non avevo visitato a fondo. Stavolta ho camminato in lungo e in largo per le sue strade colorate e affollate da, manco a dirlo, cinesi. È davvero incredibile come cambi la città in poche strade, si passa dalla lussuosa Nob Hill con i suoi hotel a cinque stelle alla trasandata Chinatown. Sembra davvero di stare in Cina o, almeno, è così che me la immagino io. A Chinatown è pieno di palazzi in stile cinese, alcuni molto belli, altri abbastanza brutti. È comunque un posto che vale la pena visitare, anche solo per dare uno sguardo negli innumerevoli negozietti cinesi che vendono un po&#8217; di tutto e danno un tocco di folklore veramente unico al quartiere.</p>
<p>Dopo Chinatown sono tornato a Berkeley dove, ancora pieno per il pranzo sono andato a cenare con due miei amici. Siamo andati a mangiare a Telegraph Avenue che, come ho anticipato prima, è veramente piena di hippie, punkettoni e gente strana. La cosa curiosa è che ho la sensazione che siano SOLO a Telegraph Avenue. Non so come sia possibile, praticamente lo vedi solo lì e da nessun&#8217;altra parte. Qui se ne vedono di tutti i colori comunque: barboni che vanno in giro con tutti i loro averi su un carro delle spesa e tra questi hanno anche un laptop (ve lo giuro, l&#8217;ho visto) o ragazze punk che ti si avvicinano e ti chiedono se possono abbracciarti. Questo mi è successo oggi e sono solo riuscito a reagire soltanto con uno scossone della testa e un sorriso dispiaciuto come a dire: “sorry”. È qui che abbiamo mangiato un panino al tonno gigantesco seguito da un gelato preso in una gelateria chiamata, per qualche strambo motivo, “Yogurtland”. È una gelateria piuttosto particolare. È self-service: ti prendi la tua coppetta, ti servi il tuo gelato e poi puoi condirlo con quello che ti pare (fragole, frutta varia, M&amp;M&#8217;s, pezzettini di cioccolato o di cocco&#8230;) e paghi il gelato a peso. Veramente una bella idea.</p>
<p>Per oggi è tutto! È ora di riposare dopo la scarpinata! Ci risentiamo domani!</p>
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		<title>Day 7, 8 &amp; 9</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 06:35:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccomi di nuovo per raccontarvi degli ultimi tre giorni. In realtà vi parlerò praticamente soltanto di Sabato visto che Domenica ho studiato tutto il giorno e oggi ho avuto lezione da mattina a sera. Sabato, invece, sono tornato a San Francisco, stavolta con il mio compagno di stanza Dave e Hung Ju, che era venuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi di nuovo per raccontarvi degli ultimi tre giorni. In realtà vi parlerò praticamente soltanto di Sabato visto che Domenica ho studiato tutto il giorno e oggi ho avuto lezione da mattina a sera. Sabato, invece, sono tornato a San Francisco, stavolta con il mio compagno di stanza Dave e Hung Ju, che era venuto con me anche Venerdì. Questa volta abbiamo optato per fare un giro più mirato allo shopping che altro, così ci siamo diretti verso Union Square, il centro nevralgico della città. Union Square è una bellissima piazza circondata da Hotel, negozi “di classe” (Armani, Gucci, Tiffany etc.).</p>
<p><span id="more-1755"></span></p>
<p>La piazza è molto verde, moderna e piena di vita. I dintorni di Union Square sono abbastanza prevedibili: centri commerciali, fast food, qualche ristorante più elegante e negozi, negozi e negozi. Insomma, niente di speciale. Dopo aver fatto un po&#8217; di shopping ci siamo diretti verso gli “Yerba Buena Gardens”, un moderno complesso commerciale e artistico veramente bello. Oltre a un multi-cinema qui si trova il MoMA (museo d&#8217;arte moderna) di San Francisco e il “Moscone Center”, un edificio di cristallo e acciaio adibito a fiere ed eventi simili. In mezzo a questi edifici c&#8217;è una bella “esplanade” con una zona dove potersi rilassare sull&#8217;erba, un piccolo palco, un bar e delle fontane. Una zona molto tranquilla dove la gente prende il sole o si legge un libro. Dopodiché abbiamo deciso di camminare verso il “Civic center”, il cuore amministrativo della città, dove si trovano il comune (“City Hall”), la libreria municipale e altri edifici, tutti in stile neoclassico. Questa parte della città sembra un po&#8217; scopiazzata da Parigi. Oltre all&#8217;architettura e lo stile, la Civic Center Plaza è una piazza gigantesca, in puro stile Champs-Élysées. Sorvolando il fatto che era pieno di barboni, come, del resto, molte zone di San Francisco, è una parte della città che veramente non mi ha entusiasmato per niente. La pomposità e grandezza degli edifici e delle piazze è troppo aritificiale, stucca subito. Sembra tutto un po&#8217; eccessivo e, per un europeo non c&#8217;è veramente quasi niente da vedere, sa tutto di &#8220;già visto&#8221;.</p>
<p>Da lì siamo andati verso Japantown, un piccolo quartiere ristrutturato qualche anno fa in stile giapponese che ospita una miriade di ristoranti giapponesi e non (ce ne è anche qualcuno coreano), negozi giapponesi, un supermercato giapponese, negozi di manga etc. La zona è molto tranquilla e i ristoranti sembrano tutti squisiti. Tra questi c&#8217;è anche il famigerato Benihana di cui ho parlato varie volte nei miei &#8220;New York Diaries&#8221;. Dopo un giro per il complesso commerciale abbiamo mangiato in uno dei più famosi ristoranti della zona: il &#8220;Mifune&#8221;. Qua ho potuto gustare quello che, probabilmente, sarà il pasto più sano di queste mie tre settimane a San Francisco: dei &#8220;noodles&#8221; immersi in una zuppa di pesce e verdure bollite. Molto buona e, soprattutto, molto sana. Japantown, per quanto &#8220;costruita&#8221; è molto curata e non sembra per niente fuori posto. C&#8217;è anche una via in perfetto stile giapponese, molto carina. Senza dubbio un posto che vale la pena visitare.</p>
<p>Per ora è tutto! Stay tuned!</p>
<p><img class="alignleft" title="Japan Town" src="http://www.lorenzofb.com/pics/japantown.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p>
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		<title>Day 4, 5 &amp; 6</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 05:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì! Un&#8217;altra bella riunione di giorni insieme! Perché? Intanto perché posso, ricordate? Secondo, perché nei giorni 4 e 5 non è successo NULLA. Ho avuto lezione e ho studiato. Punto. Oggi invece, il sesto giorno della mia vacanza-(studio) a Berkeley sono andato finalmente a San Francisco. Forse dovrei dire “tornato” visto che 11 anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì! Un&#8217;altra bella riunione di giorni insieme! Perché? Intanto perché posso, ricordate? Secondo, perché nei giorni 4 e 5 non è successo NULLA. Ho avuto lezione e ho studiato. Punto.</p>
<p>Oggi invece, il sesto giorno della mia vacanza-(studio) a Berkeley sono andato finalmente a San Francisco. Forse dovrei dire “tornato” visto che 11 anni fa ci ero già venuto con i miei genitori. Avevo un bellissimo ricordo si San Francisco, da piccolo addirittura dicevo che era più bella di New York. Non so se questo sia vero, New York è sempre New York, ma San Francisco è unica. Non credo esista un&#8217;altra città simile, con le sue irte colline, le sue tranquille casette colorate, i diversi sapori e odori dei vari quartieri multietnici, da Little Italy a Chinatown&#8230;non saprei, mi riservo il giudizio finale per la fine del viaggio ma per ora sono veramente impressionato da questa città che rappresenta forse il connubio perfetto tra l&#8217;architettura americana del grattacielo e quella più europea delle case basse.<br />
<span id="more-1750"></span><br />
La giornata è cominciata a Berkeley, alla fermata del Bus “F”, un bus che porta direttamente dal campus  dell&#8217;università al centro di San Francisco. Quando dico direttamente intendo “facendo mille-mila fermate” a Berkeley, Emeryville e Oakland. Queste ultime due sono meglio conosciute come “le città dimenticate da Dio”. Veramente BRUTTE. Talmente brutte che nemmeno meritano di avere altro spazio su questo diario. Andiamo avanti. Il vantaggio del Bus “F” è che è gratuito per tutti gli studenti dell&#8217;università di Berkeley. Basta far vedere la card che attesta la tua appartenenza all&#8217;ateneo ed è fatta. Ah! A proposito, mi hanno già dato una bella card personalizzata dell&#8217;università con tanto di foto. In Italia o in Spagna ci mettono mesi a fartele avere. Comunque, dopo circa 40 minuti di bus siamo arrivati a San Francisco. Ah, scusatemi, non l&#8217;ho ancora spiegato. Dico “siamo” perché eravamo tre: io, il mio amico coreano Hung Ju e il mio amico belga John, un bel gruppetto multietnico, molto appropriato alla città che ci ospita.</p>
<p>Il piano era andare a fare un tour guidato di Fisherman&#8217;s Wharf, la zona portuaria dove una volta lavoravano tutti i pescatori di San Francisco che adesso è diventata la più grande attrazione turistica della città, con infiniti negozi di souvenir, ristoranti di pesce e statue “umane” in stile Ramblas. Il tuor guidato, tanto per rimanere in tema di stravaganze, era gratis, organizzato da una compagnia “no-profit”. La nostra guida era un anziano volontario di nome Jerry che fa questo lavoro per passione, un simpatico vecchietto che dimostrava una sincera passione nel parlare delle storie della sua città natale. Devo ammettere però che dopo un&#8217;oretta è cominciato a diventare palloso. Ha iniziato bene, raccontandoci la storia del porto di San Francisco, della baia (che in realtà è un estuario), dei primi coloni della città&#8230;ma poi si è perso in bazzecole noiose che ci hanno costretto ad abbandonarlo, mi spiace Jerry.</p>
<p>Così, dopo aver disertato Jerry ci siamo messi in cerca di un posto per cibarci. Dopo aver scartato varie altre opzioni più care ci siamo accontentati di un piccolo ristorante di pesce, più un fast food che è un ristorante a dire il vero. Lì ho preso la specialità del posto: “clam chowder in a bread bowl”. Praticamente zuppa di pesce versata dentro una pagnotta. Decisamente molto buona. Una volta soddisfatti i nostri bisogni primari ci siamo tuffati nella folla di turisti sul Pier 39, un molo convertito a trappola per turisti. Molto particolare ma anche un po&#8217; stancante. Troppi negozi di souvenir, troppa gente, troppo turistico insomma. Una volta comprate le doverose cartoline e qualche altra cazzatina siamo andati a Ghirardelli Square, un piccolo complesso commerciale che prende il nome dalla fabbrica di cioccolato costruita lì nel 1852 da Domenico Ghirardelli, un italiano originario di Rapallo. La fabbrica, inizialmente familiare si espanse dopo qualche anno e diventò un&#8217;importantissima azienda internazionale. Ancora adesso si può entrare nel “chocolate shop” e comprare una barretta di squisito cioccolato appena dopo averne provato un pezzo gratis. Inutile dire che sono caduto nella trappola e ho comprato un po&#8217; di cioccolata.</p>
<p>Con i nostri palati ancora al sapor di cioccolato e caramello abbiamo deciso di lanciarci nella scalata delle colline di San Francisco alla ricerca di quel tratto di Lombard Street che probabilmente tutta la popolazione mondiale conosce, quello a zig-zag con colorate e curatissime aiuole piene di fiori. La zona che circonda questa celebre attrazione turistica è un&#8217;elegante quartiere chiamato “Russian Hill”, pieno di casette colorate a due piani, tipiche di San Francisco. Il quartiere è molto tranquillo e con delle viste straordinarie, non voglio nemmeno pensare a quanto possa costare una casetta lì.</p>
<p>Una volta scesa Lombard Street ci siamo diretti verso un altro simbolo di San Francisco: la Coit Tower, la torre del Telegrafo. Prima però abbiamo dovuto fare un rifornimento al Caffè Pellegrini, un bar aperto sette anni fa da due simpatici napoletani. Un&#8217;aranciata e un gelato alla nocciola più tardi abbiamo scalato Telegraph Hill per arrivare alla Coit Tower che sulla sua cima offre delle bellissime viste di San Francisco: downtown e la tanto stravagante quanto imponente Transamerica Pyramid, il Golden Gate coperto dalla nebbia o il Bay Bridge che unisce San Francisco ad Oakland. A proposito di nebbia, complimenti vivissimi San Francisco, mi fai sentire quasi a Milano. Anzi, pure peggio perché almeno a Milano la nebbia non c&#8217;è a Luglio. Senza parlare che di mattina facevano 12 gradi al massimo. Poi, invece, di pomeriggio il cielo si è aperto e siamo arrivati ai 20. Comodissimi questi sbalzi di temperatura, no davvero, grazie Frisco.</p>
<p>Tornando alla nostra passeggiata, una volta saliti sulla Coit Tower abbiamo percorso Columbus Avenue, fatto un salto alla libreria “mecca” della generazione “beat”: il City Lights Bookstore, all&#8217;angolo con una Broadway che non ha molto a che vedere con la sua omonima “Newyorchese”; e siamo anche passati attraverso Chinatown, senza però soffermarci troppo visto che eravamo decisamente stanchi dopo 8 ore in giro.</p>
<p>Con le gambe provate dalle acute pendenza collinari di San Francisco siamo tornati a casa, di nuovo senza spendere un dollaro grazie al fidato e, stavolta, lentissimo Bus “F”.</p>
<p>Alla prossima!</p>
<p><img class="alignleft" title="San Francisco" src="http://www.lorenzofb.com/pics/frisco.jpg" alt="" width="525" height="800" /></p>
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		<title>Day 2 &amp; 3: L&#8217;ora della lamentela</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 02:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, ho riunito il secondo e il terzo giorno insieme. Perché? Perché posso farlo, è il mio diario, quindi faccio quel diavolaccio che mi pare. Ieri ho avuto le prime lezioni e non sono andate male. Certo, non mi aspettavo di avere 25 compagni di classe cinesi su un totale di 30&#8230;ma temo che dovrò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, ho riunito il secondo e il terzo giorno insieme. Perché? Perché posso farlo, è il mio diario, quindi faccio quel diavolaccio che mi pare. Ieri ho avuto le prime lezioni e non sono andate male. Certo, non mi aspettavo di avere 25 compagni di classe cinesi su un totale di 30&#8230;ma temo che dovrò adattarmi. Così come non mi aspettavo di avere, nell&#8217;altra lezione che sto facendo, un gruppetto di russi che si fa i cazzi propri e parla sempre in russo, rovinando la lezione a tutti gli altri. Ma ehi! Va tutto bene. Fanculo a loro. Parlando di conflitti culturali, ho un amico che viene dal paese che ha ospitata i mondiali nel duemiladue (uso questo giro di parole in caso stia leggendo questo sito) e, come potete aspettarvi, gli ho chiesto di la partita dell&#8217;Italia contro di loro nel mondiale, la famosa partita che noi tutti ricordiamo. La sua risposta non vi piacerà: dice che non hanno rubato. Vabbè, un altro fanculo anche a lui allora.<br />
<span id="more-1744"></span><br />
Per rimanere con le brutte notizie, il cibo, dopo avermi sorpreso il primo giorno, mi sembra sia peggiorato sostanzialmente, anzi, oggi a pranzo faceva proprio cagare. Ho detto cagare? Che altro mi ha fatto cagare oggi? Mm&#8230;ah sì! Il centro di Berkeley mi ha fatto proprio cagare. Vediamo, ammetto che non mi aspettavo chissà che da quella che, in fondo, è solo una piccola cittadina universitaria. Però non c&#8217;è davvero NULLA da vedere. Quattro strade in croce, ristorantini vari e BASTA. La cosa migliore della città è, di gran lunga, il campus universitario che, al contrario della città che lo ospita, è spettacolare. Veramente bellissimo. Proprio come quei campus che vedete nei film. Uguale. Curatissimo, verdissimo, bellissimo (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=fyWMgDb8Xgc" target="_blank">immaginatevi questa frase pronunciata da Messner</a>). Se andrete a San Francisco un giorno varrà la pena venire a Berkeley soltanto per vedere il campus, davvero. D&#8217;altro canto, per tornare alle critiche visto che oggi siamo in tema, gli orari degli americani sono ridicoli. Cosa vuol dire cominciare i lavori di ristrutturazione dello stadio di football, che si trova proprio davanti alla mia finestra, alle 7 di mattina?!? Cosa vuol dire chiudere TUTTI i negozi alle 5 o alle 6 di pomeriggio? Ora sono le 8 ed è come se non avessi un cazzo da fare. E&#8217; ridicolo. Non ho finito di lamentarmi, comunque. Vogliamo parlare del tempo? Voi direte: cosa ti lamenti cretino, sei in California! California un cavolo! Stamattina facevano 14 gradi e a mezzogiorno a malapena abbiamo raggiunto i 17. E&#8217; quasi Agosto per carità di Dio! Certo, son contento di non stare morendo dal caldo, però è assurdo che io debba andare in giro con la giacca in piena estate&#8230;in CALIFORNIA!</p>
<p>Cos&#8217;altro posso raccontarvi? Boh, non molto altro in realtà. Vi rimando al <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=232145&amp;id=503681912&amp;l=e5ac343c2e" target="_blank">mio album fotografico che ho appena creato su Facebook</a>. Lì potrete vedere alcune foto con didascalia inclusa!</p>
<p>A presto!﻿</p>
<p>P.S.</p>
<p>Quasi dimenticavo: mi scuso per le varie parolacce usate in questo post, ma oggi non riesco a farne a meno. E&#8217; un po&#8217; come se Berkeley dovesse rinunciare ai suoi palazzi anonimi e brutti o ai suoi abitanti hippie. Impossibile.</p>
<p><img id="smallDivTip" style="z-index: 90; border: 0px solid blue; position: absolute; left: 359px; top: 110px;" src="chrome://dictionarytip/skin/dtipIconHover.png" alt="" /></p>
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		<title>Frisco Diaries: Day One</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 04:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono le 9.45 pm come si dice qua in USA e mi sento uno zombie. Perdonatemi se questo primo aggiornamento da San Francisco non soddisferà le vostre esigenze di lunghezza, ma dovete cercare di capirmi. Sono partito da Barcellona Sabato sera. Ho passato la nottata all’aeroporto di Francoforte, dormendo soltanto due ore su una specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Sono le 9.45 pm come si dice qua in USA e mi sento uno zombie. Perdonatemi se questo primo aggiornamento da San Francisco non soddisferà le vostre esigenze di lunghezza, ma dovete cercare di capirmi. Sono partito da Barcellona Sabato sera. Ho passato la nottata all’aeroporto di Francoforte, dormendo soltanto due ore su una specie di sdraio/sedia scomodissima che mi ha scassato il culo, e poi sono ripartito domenica mattina alle 10, arrivando alla mia residenza a Berkeley alle 23.40, ora di Barcellona. Insomma sono stato in giro per più di 24 ore. Dormendo un paio d’ore malissimo a Francoforte, dormicchiando in aereo e basta. Non so bene come faccio a reggermi in piedi. Infatti tra pochissimo me ne vado a letto.</p>
<p>Ho conosciuto il mio compagno di stanza, uno studente di Informatica taiwanese che parla inglese un po’ alla cazzo (speriamo non legga questo post) ma sembra un bravo ragazzo, cosa alla fine più importante. Mi sparerei se dovessi passare tre settimane con un cagacazzo (e scusatemi il francesismo). Per il resto, la residenza è molto carina, la stanza è accettabile e i bagni sono puliti. Mi preoccupa soltanto dover dormire nel letto sopra (abbiamo un letto a castello). Io volevo quello sotto per svariati motivi, ma ho fatto la cazzata di offrire al mio compagno la possibilità di scegliere e lui mi ha confessato che una volta è caduto dal letto e si è sfasciato tutto, costringendomi a cedergli il letto di sotto. Poco male, non volevo averlo sulla coscienza…</p>
<p>Per ora è davvero tutto, domani avrete qualche aggiornamento in più…forse…<br />
P.S.</p>
<p>Un ringraziamento al mio collega di <a href="http://www.playitusa.com" target="_blank">PlayItUsa</a> Marco Vettoretti per avermi suggerito il nome di questo diario di viaggio.</p>
<p><img id="smallDivTip" style="z-index: 90; border: 0px solid blue; position: absolute; left: 277px; top: 135px;" src="chrome://dictionarytip/skin/dtipIconHover.png" alt="" /></p>
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		<title>FAQ Estate 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 13:38:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[SPensieri in Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari lettori, care lettrici. È arrivato il momento di tornare in pista. È da molto tempo che sono sparito dal mio proprio sito personale ed è tempo di aggiornarlo almeno un pochino. Stavolta non farò vane promesse di un magnifico ritorno, ormai nessuno mi crederebbe. Stavolta mi limito ad aggiornarvi un po&#8217; sulla mia vita, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori, care lettrici. È arrivato il momento di tornare in pista. È da molto tempo che sono sparito dal mio proprio sito personale ed è tempo di aggiornarlo almeno un pochino. Stavolta non farò vane promesse di un magnifico ritorno, ormai nessuno mi crederebbe. Stavolta mi limito ad aggiornarvi un po&#8217; sulla mia vita, sul mio futuro, su quello del sito e a parlare di altre questioni di cui probabilmente non ve ne potrà fregar di meno. Visto che comunque sono in vacanza dopo un anno accademico a dir poco estenuante (ho dato 16 esami da dicembre ad oggi) sono pigro e non ho nessunissima voglia di scervellarmi troppo per scrivere qualcosa, perciò ho deciso di resuscitare la formula della “FAQ Estate”, usata anche nel 2008. Senza dilungarmi oltre, ecco la vostra FAQ Estate 2010! (Ricordate “FAQ” si pronuncia “fac”, cioè esattamente come “fuck” in inglese ma non vuol dire altro che “frequently asked questions” o, in italiano: domande frequenti). Ma non perdiamoci in chiacchiere inutili e andiamo direttamente alle vostre (?) domande!</p>
<p><span id="more-1733"></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sei vivo?</strong></span></p>
<p>Sì! Sono vivo e vegeto! Come prova il fatto che sto scrivendo questa FAQ, del resto. Lo so, è difficile da credere vista la triste e lenta morte a cui sembrava destinato il mio sito. La verità è che negli ultimi mesi, soprattutto negli ultimi cinque, non ho avuto assolutamente tempo per far nulla, da qui la voce che girava su tutta “l&#8217;internet” che mi dava per deceduto.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ma, se sei vivo, che cazzo hai combinato negli ultimi mesi?</strong></span></p>
<p>Ripeto, per i testoni (o come si direbbe in napoletano: i capatosta): sono vivo, non è assolutamente necessario il condizionale. Negli ultimi mesi mi sono dedicato praticamente al 100% all&#8217;università, probabilmente per la prima volta nei cinque anni della mia carriera. È stata, in realtà, una scelta obbligata. Se non l&#8217;avessi fatto avrei rischiato di perdere un anno e, con molte probabilità, l&#8217;opportunità di studiare un master all&#8217;estero. Ho dovuto mettermi le spalle in gamba (è una citazione; una caramellina a chi la indovina) anche grazie all&#8217;inestimabile motivazione (e l&#8217;occasionale sgridata) che mi ha dato la mia ragazza, Mena, la quale ringrazio pubblicamente: senza di lei non ce l&#8217;avrei mai fatta. La quasi totale dedicazione all&#8217;università ha significato certi sacrifici come vedere meno gli amici, vedere l&#8217;ultima puntata di Lost soltanto un mese dopo la sua uscita e, in generale, rinunciare a tante piccole cose che non mi ero mai fatto mancare in passato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>A proposito di Lost, che ne pensi del finale?</strong></span></p>
<p>No, aspettate, continuiamo ad alimentare il mio ego con domande personali, poi passiamo a cose meno importanti.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Allora com&#8217;è andata questa full-immersion universitaria?</strong></span></p>
<p>Beh, è andata meglio di quanto mi aspettassi. Non credevo di riuscire a fare 8 esami in un mese e mezzo e togliermi 12 materie in un solo quadrimestre. Sono abbastanza orgoglioso di me. Detto questo, ancora non è finita. Manca un ultimo sforzo e, devo dire, è anche il più&#8230;</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sì sì ok, ok. Non ce ne frega niente. Che ne pensi di Lost allora?</strong></span></p>
<p>Uhm, vabbè, parliamo di Lost allora. Devo premettere che dovrei rivedermi il finale, quindi il giudizio che ne darò adesso è parziale e mi riservo il diritto di rimangiarmi tutto. Diritto che, tra l&#8217;altro, mi riservo con qualsiasi cosa io dica. Anzi, tutti dovrebbero sapere che le mie dichiarazioni hanno una validità limitata di tre mesi, trascorsi i quali non mi possono essere rinfacciate perché non hanno più alcun valore e posso tranquillamente dire il contrario di quello che avevo detto in precedenza. Comunque, sto divagando. Il finale di Lost, per citare Fantozzi, mi è sembrato <a href="(http://www.youtube.com/watch?v=Ib_qqj6Pc2Q" target="_blank">una cagata pazzesca</a>. No veramente, mi è parsa proprio una presa per il culo. Lasciatemi articolare questo mio pensiero. Da una parte, la conclusione sull&#8217;isola è stata decente. Ma la spiegazione dei “flash alternativi” è stata a dir poco ridicola. Praticamente metà dell&#8217;ultima stagione non ha nessun valore, non era altro che una specie di “purgatorio”?? Che senso ha? Ma soprattutto, che utilità ha? Per un&#8217;intera stagione ci hanno fatto pensare che quei flash avessero qualche influenza sugli eventi dell&#8217;isola, che fossero collegati in qualche modo. Invece, non lo erano. Ci hanno preso per i fondelli per mesi. Inoltre, diciamoci la verità, l&#8217;ultima stagione è molto fiacca, ma molto fiacca. Così fiacca che non mi ha motivato per niente a seguirla regolarmente, cosa che potrei aver fatto indipendentemente dalla ragazza o dall&#8217;università. Lost è sempre stata la serie a cui davo la massima priorità, la prima che cercavo di vedere, quella che vedevo sempre indipendentemente dai miei impegni. Quest&#8217;anno, invece, sin dalla prima puntata, ho sentito un crescente disinteresse nei suoi confronti. Prima vivevo a pane e Lost, quest&#8217;anno non ne ho sentito il bisogno. La causa di tutto questo è stata, ovviamente, la bassa qualità delle storie raccontate nelle ultime puntate e la poca caratterizzazione dei personaggi. Che cosa mi rappresenta vedere Jack che nel “purgatorio” (nel mondo dei flash alternativi) ha un figlio? Come cambia il personaggio di Jack nel mondo reale? Ve lo dico io, non cambia un cazzo. È tutto una gigantesca sega mentale. Anzi, i flash alternativi sono una presa in giro dello spettatore. Ci hanno fatto pensare che fossero importanti, che fossero collegati agli eventi dell&#8217;isola, invece non lo erano. Ce l&#8217;hanno fatto intuire più o meno esplicitamente: su tutti l&#8217;episodio di Desmond che “vede” il mondo dei flash alternativi quando è sull&#8217;isola e crede di aver capito tutto. Ci hanno preso per il culo. E a me questo non va giù, per niente. C&#8217;è gente che voleva spiegazioni a tutti i costi (cos&#8217;è “il fumo nero???”, “perché appaiono i morti sull&#8217;isola???”). Secondo me alcune spiegazioni erano secondarie, soprattutto quelle di dettagli o elementi poco importanti ai fini della storia principale: il fato dei protagonisti. Invece si sono ostinati a mettere i sottotitoli a tutti, a mettere le didascalie ad ogni cosa: vedi Michael che appare per dire che le visioni di gente morta sono fantasmi di persona intrappolate sull&#8217;isola. La mia reazione a questa spiegazione? Sticazzi. Non me ne fregava nulla. Io avrei preferito sapere perché siamo stati due stagioni a seguire la rivalità Ben-Widmore che pareva fosse la chiave di tutta la serie e poi, alla fine, non ha avuto alcuna conseguenza sostanziale, rendendo, di fatto, inutili le due stagioni impiegate a raccontarla. Avrei voluto sapere perché Widmore si porta dietro Desmond. Aveva capito che era l&#8217;unico che poteva rendere Smokemon vulnerabile? Se è così, non ce lo fanno nemmeno sospettare lontanamente. Mi spiace, ma quest&#8217;ultima stagione è stata rovinata dalla sceneggiatura il più delle volte scadente e raffazzonata. Un peccato, perché questa serie meritava un finale migliore. Comunque sia, Lost rimane una delle più belle serie di sempre, e un&#8217;ultima stagione fiacca non rovina le altre 5, quasi sempre di grande qualità. Però bisogna anche ammettere che, per esempio, Battlestar Galactica, nonostante un&#8217;ultima puntata alquanto discutibile, abbia avuto un finale molto migliore. Per una semplice ragione: il finale di Battlestar Galactica si è concentrato sui personaggi, non su questioni “periferiche” e di poca importanza che, in fondo, servivano solo a mandare avanti la storia dei PERSONAGGI e non erano la colonna portante della serie. Lost, d&#8217;altro canto, ha fatto esattamente il contrario: ha voluto risolvere tutti i misteri e le sottigliezze accumulate in cinque stagioni, dimenticandosi che la cosa più importante era concludere il viaggio e l&#8217;evoluzione dei personaggi. Non voglio dire che Lost abbia fallito completamente, perché in realtà alcuni personaggi hanno una degna conclusione, uno su tutti Jack. Però, in generale, non mi è bastato. Ho sentito il bisogno di sapere di più sul fato dei nostri eroi. Che fine fa Sawyer una volta tornato a casa? Non pretendevo di sapere vita morte, miracoli e futuro di tutti i personaggi. Anche quello sarebbe stato un errore, non si può raccontare tutto, però perlomeno concludere “l&#8217;arco storico” principale dei personaggi più importanti era necessario, e non è stato fatto. Ripeto: peccato.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>È vero che ora sei anche su Twitter?</strong></span></p>
<p>Verissimo! Mi sono lanciato anche su Twitter. Potete leggermi su <a href="http://www.twitter.com/lorenzoFB" target="_blank">twitter.com/lorenzoFB</a>. Normalmente scrivo in inglese, tanto per praticare la lingua e perché quando ho cominciato ad usarlo era soprattutto come mezzo di comunicazione con i lettori di “Bright Side of the Sun” (il blog americano sul quale scrivo sporadicamente).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>È vero che i Pearl Jam sono gli ultimi veri rocker sulla faccia di questa brutta e ormai spacciata terra?</strong></span></p>
<p>Qua, come si dice dalle mie parti, “sfondo una porta aperta”. I Pearl Jam non solo sono la più importante rock band degli anni &#8217;90 (sorry Nirvana, il vostro mito è più conseguenza del suicidio di Kurt che del valore e la qualità della vostra musica, che impallidiscono di fronte a quella di Vedder e compagnia), sono decisamente gli ultimi rocker in vita o, detto meglio, attivi. Chi altri si avvicinano a loro? Che altre band possono vantare le folle da stadio dei Pearl Jam? Che altre band possono dire di fare rock vero all&#8217;alba del secondo decennio del 21esimo secolo? Ci sono tantissime grandi band, soprattutto nell&#8217;etereo e difficilmente identificabile mondo del “indie-rock”, ma non sono vere e proprie band “rock”. Non sono eredi diretti dei grandi degli anni &#8217;70 come lo sono, invece, i Pearl Jam. Purtroppo è così, i Pearl Jam sono gli ultimi di una grande generazione di rockers e per il loro stile musicale, la loro importanza e la loro influenza sul genere, probabilmente sono gli ultimi veri grandi rockers.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>È vero che dopo un paio di volte è ripetitivo, noioso e fastidioso cominciare una domanda con “è vero?”.</strong></span></p>
<p>Decisamente.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Cosa farai quest&#8217;estate?</strong></span></p>
<p>Sono contento che me l&#8217;abbiate chiesto. Tra quattro giorni parto per San Francisco per fare un corso di inglese della durata di tre settimane all&#8217;Università di Berkeley. Ho l&#8217;intenzione di scrivere una specie di diario, stile “NY Diary”, dove cercherò di narrare le mie esperienze nella baia. Mi conosco, quindi non posso assicurarvi che scriverò con frequenza svizzera. E&#8217; più probabile che possiate seguirmi su Twitter, dove cercherò di aggiornare i miei 12 “followers” con assiduità. Se non avete molta familiarità con Twitter sappiate che non c&#8217;è bisogno di essere iscritti per poter leggere cosa scrivo, andando <a href="http://www.twitter.com/lorenzoFB" target="_blank">all&#8217;indirizzo che vi ho dato prima</a> vi permette di seguire tutte le cretinate che scrivo o, come le ha definite mio cugino Federico, i miei “tweet-deliri”.</p>
<p>Per ora è tutto amici. Mi raccomando, rimanete sintonizzati, avrete mie notizie da San Francisco!</p>
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		<title>[CC] Racconto X (Stasera mi butto)</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 14:56:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Churitza</dc:creator>
				<category><![CDATA[[CC] Churitza's Corner]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci provo, disperatamente, a rilanciare il sito. Aspettando pazientemente il Capo mando in onda il nuovo racconto. A cavallo tra la Barceloneta e Montjuïc é un piccola ma intensa storia popolata da bulldog, musica classica ed esuberanti scollature. Buona lettura e fatevi sentire. Remigio ama nuotare. Ogni mattina la sveglia suona alle 6.30. Una rilassante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci provo, disperatamente, a rilanciare il sito. Aspettando pazientemente il Capo mando in onda il nuovo racconto. A cavallo tra la Barceloneta e Montjuïc é un piccola ma intensa storia popolata da bulldog, musica classica ed esuberanti scollature. Buona lettura e fatevi sentire.</p>
<p><span id="more-1726"></span>Remigio ama nuotare.<br />
Ogni mattina la sveglia suona alle 6.30. Una rilassante canzoncina scaricata da internet e inserita nel suo cellulare lo sveglia rilassatamente.<br />
Carmen, la moglie perfetta, dorme ancora almeno due ore e mentre, alle 6.35 del mattino, riceve il primo degli innumerevoli baci della giornata. Questo, sulla guancia destra, le fa abbozzare un fugace e dolce sorriso.<br />
Remigio si toglie il pigiama, si lava la faccia e indossa un costume e una maglietta. Beve una bicchiere di spremuta d’arancio, prende il suo asciugamano a striscie verde e gialle ed esce di casa.<br />
Remigio abita a Barcellona; il suo quartiere: la Barceloneta.</p>
<p>Il mare, possente pozzanghera d’acqua sporca, un tempo era il padrone del mondo. È stato stuprato e avvelenato, è stato maltrattato e usato mentre lui, a testa alta, è sempre rimasto in piedi. Ispirazione di grandi poeti, via di fuga per tanti umani, complice di azione epiche ed eroiche, testimone di ció che chiamiamo vita, chioccia di uova che saranno pesci, non ha mai perso l’orgoglio. E ci ritroviamo, cosí, ad amarlo senza rispettarlo.<br />
L’umanitá, brutta cosa questa.</p>
<p>La sabbia sulle caviglie si scioglie al contatto con l’acqua marina e sparisce in un batter d’occhio. Il ginocchio, timido, si butta anche lui nel Mediterraneo e, con lui, si porta dietro tutto il resto del corpo. La temperatura gelida dell’acqua accappona la pelle sul ventre e rizza i piccoli peli cervicali. Remigio é felice. Remigio, sott’acqua, sorride con i capelli verso nord in rivolta contro la gravitá.<br />
Sono le 7.00 am, è una giornata uggiosa nella capitale catalana; non ditelo a nessuno ma, questa, è davvero l’ultima giornata dell’umanitá.</p>
<p>Jordi, con il bulldog francese, indossa occhiali scuri e nella testa un castano tupé. Passeggia  per Montjuic con fare da divo, l’iPod alle orecchie e la camicia a scacchi. Eto’o, il giovane cane di razza, annusa di quá e di lá e, ogni tanto, lancia starnuti all’aria.<br />
Le piscine “Bernat Picornell”, olimpicamente famose nel 1992, sono chiuse. Jordi le intravede dalla cancellata, si abbassa gli occhiali fino in fondo al naso, e si sofferma davanti. Eto’o, intanto, russa da sveglio.</p>
<p>I seni di Matilde sono enormi. Grandi e belli.<br />
Il corpicino esile fatica a sostenerli. I tacchi a spillo aumentano la difficoltá della prova e le borse della spesa (due in ogni mano) rendono il tutto per soli professionisti.<br />
Matilde è mora; catalana da 24 anni e tremendamente bella.<br />
All’ombra della montagna magica di Montjuic, nel Poble Sec, é arcifamosa per la sua esuberante bellezza e per la sua elegante forma di mostrarsi al pubblico.<br />
É un vero spettacolo, mente cammina i fianchi ondeggiano come il mare della Mar Bella, le spalle si muovono in un’ellisse made in Gaudí e i suoi polpacci, ah! I suoi polpacci, sono opera di Dio, lo dico io.<br />
Alle 9.30 am ha giá fatto la spesa per la giornata e non le resta che andare verso il lavoro; allo MNAC (il museo che padroneggia su Montjuic) fa da guida per i turisti.</p>
<p>L’asciugamano verdegiallo passa velocemente tra i capelli asciugandoli a mala pena. La sabbia ha occupato i piedi e i polpacci e, in fretta e furia, la mano, imitando timidi schiaffi, la leva non con poca difficoltá. Remigio prende il motorino, una Honda Scoopy rossa reduce degli ultimi anni ottanta, lo accende dopo due o tre calci e parte con il casco slacciato e qualche impavido granello di sabbia conquistando il dorso dei piedi.</p>
<p>Sono le 10.15 am e il sole a mezz’asta illumina la cittá. Dalle piscine olimpioniche si vede tutta Barcellona; sembra oggi che gli atleti del ’92, buttandosi dal trampolino, si tuffassero a capofitto sulla cittá modernista. Sullo sfondo la Sagrada Familia come principale testimone e spettatore si prepara allo spettacolo.<br />
É mercoledí e la pulizia mensuale ha svuotato la piscina per ripulirla a fondo; le 10.25 am, la cittá emana il profumo della fine.</p>
<p>La bocca si spalanca e gli occhi si aprono fino a quasi fuori dalle orbita, Jordi rimane esterefatto. Mentre guardava la piscina non si era reso conto che qualcuno stava salendo le scale del trampolino olimpionico, ed ora, quel qualcuno, sta nella cima del mondo, a un passo dall’abisso e in costume. Sembra pronto a qualcosa di terrificante. Jordi, in preda al panico, lascia Eto’o ed, urlando, comincia ad arrampicarsi sul cancello; l’iPod gli cade a terra e la camicia fuoriesce maleducatamente dai pantaloni.</p>
<p>Guardando dall’alto i suoi piedi, Remigio, non sa cosa pensare. L’unghia dell’alluce sinistro é terribilmente piú lunga di quella destra; purtroppo non é il momento adeguato per una pedicure e, cosí, guarda un pó piú in lá. A 25 m vede il pavimento azzurro chiaro della piscina, gira la testa a destra e saluta la Sagrada Familia, Barcellona e sua moglie Carmen.<br />
Un salto.<br />
Un tuffo.<br />
Cosí sia.</p>
<p>Matilde vede un cane.<br />
Eto’o gironzola con il guinzaglio a spenzoloni tra i cespugli del montagna magica.<br />
Matilde sorride perché a Matilde piacciono i cani.<br />
Eto’o non smette di russare da sveglio e, ignaro di tutto, non si ricorda chi é il suo padrone; ma lo cerca.<br />
Matilde prende il cane dal guinzaglio, si avvicina alla bestiolina e gli accarezza la testa.<br />
Eto’o, finalmente, rivede il suo padrone, un pó cambiato sí, ma è sicuro al 100% che sia lui. Eto’o non si sbaglia mai.</p>
<p>L’iPod di Jordi suona ancora sul pavimento asfaltato. Dalle cuffie, le note di Abel Korzeniowski, non smettono di uscire.</p>
<p>Sono le 11.04 am e Barcellona splende di primavera, puzza di fine e chiude gli occhi.<br />
Rabbiosa in faccia e tremante, lascia partire il suo ultimo sospiro.<br />
Attonito, Jordi, osserva il corpo spappolato arrossire l’azzurro delle piastrelle.<br />
Chiude i pugni con forza e saluta l’innocenza che corre via come Bolt.</p>
<p>É l’ultimo giorno dell’umanitá e Barcellona sbuffa annoiata.</p>
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		<title>[CC] Racconto IX (Porcelain)</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 11:48:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Churitza</dc:creator>
				<category><![CDATA[[CC] Churitza's Corner]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo mesi di silenzio, rosso in faccia, torno a casa. La casa dalla luce infinita dove sogni e fantasie prendono forma e corrono vivi. Un racconto, il nono, per il ritorno di Churitza. Non mi resta che augurarvi una rinfrescante lettura e dirvi: alla (speriamo non troppo lontana) prossima! L’immagine era nitida. I colori accesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo mesi di silenzio, rosso in faccia, torno a casa. La casa dalla luce infinita dove sogni e fantasie prendono forma e corrono vivi. Un racconto, il nono, per il ritorno di Churitza. Non mi resta che augurarvi una rinfrescante lettura e dirvi: alla (speriamo non troppo lontana) prossima!</p>
<p><span id="more-1722"></span>L’immagine era nitida. I colori accesi e le linee ben definite. Non era come in un sogno dove tutto sembra sfatto, quasi sciolto da un calore nascosto; era tutto ben delineato.<br />
Il copriletto era verde, la stanza piccola e accogliente, la luce fioca. Lei, completamente nuda, era stesa prona sul letto. I suoi piedi si muovevano, danzavano, disegnavano una semicirconferenza dal colore bruno; le dita dei suoi piedi, cosí piccole e cosí perfettamente proporzionate, si flettevano e si stiravano dolcemente, senza fretta, al ritmo di una colazione di mezza estate.<br />
Io, ovviamente, non sapevo cosa fare. Ero appena entrato in casa, come ogni sera, dopo una giornata di lavoro come tutte le altre; avevo lasciato montgomery e guanti sulla sedia dell’entrata, acceso la luce e sciolto il nodo della cravatta. E lei, lei sorrideva.<br />
Immobile, sulla soglia della porta, con la giacca sbottonata e un formicolio sul ventre; l’immagine era nitida e la mia mente volava via, verso Hossegor e l’oceano Atlantico.<br />
Un surfista dalla lunga chioma sfidava le onde, la sabbia non si staccava dal mio polpaccio e lei mi baciava la guancia, ridendo, correva verso la riva, si bagnava i piedi e ritornava correndo verso di me e, ridendo, mi baciava. Mi spostava i capelli e mi accarezzava la schiena, io, intanto, lottavo contro la sabbia.<br />
Stesa sul letto mi guardava sorridendo. Un sorriso profondo dallo sguardo malizioso. I capelli sciolti color sole all’imbrunire cadevano soffici sulla schiena; la spalla, perfetta sfera di carne e ossa, faceva da scoglio alla cascata di capelli seducenti e violentemente forti.L’immagine era nitida ma nella mia testa Shaun Ryder, strafatto di acido e crack, stava cantando 24 hour party people senza fermarsi, ballava scatenato dentro il mio cranio, regalandomi colpi gratuiti alle pareti del temporale, facendomi sbocciare un sorriso sul mio, fino a quel momento, allibito viso.<br />
Rivedo Girona e le sue stradine ripide; le mura del suo quartiere ebraico fungono da sfondo per il nostro teatrale bacio sotto la pioggia di settembre mentre la gente ci guarda, applaude e ci getta rose rosse.<br />
Se ci fosse stata una colonna sonora, sarebbe stato perfetto ascoltare Anthony Kiedis cantando Porcelain.<br />
Sono ancora immobile e rosso in faccia quando lei, con il mento appoggiato sulla mano destra, mi fa un cenno e, senza proferire parola, mi dice: vieni qui con me.<br />
Mi giro un attimo verso la mia sinistra, nello specchio vedo me sotto la neve di Londra. I guanti non bastano e le mani muoiono al freddo gelido dell’Albione. Marcus Mumford siede su uno sgabello di fianco a me cantando con voce rauca mentre lei si avvicina correndo, coperta da innumerevoli strati di stoffa, tessuti e lane, con una sfera di neve sulla mano. L’immagine si congela (come ad imitare le mie mani) sulla sua sagoma fatta di sciarpe, guanti, stivali e finte pelli animali. La palla di neve, tra me e lei nella posizione di lanciatrice di giavellotto, è pronta a farmi arrossire il naso e le guancie.<br />
Il bacio che segue diventa ineffabile.<br />
Mi stacco dallo specchio e mi avvicino al letto; l’immagine era nitida, reale e semplicemente incredibile.<br />
Sembrava passata un’eternitá da quella giornata uggiosa a Barcellona, quando le lacrime si unirono al violento vento per darmi uno schiaffo in faccia e gridarmi addio. Non sono passate neanche 72 ore e rieccola qua, non piú spigolosa e scura come nella Plaça del Pi, ma soffice e luminosa, sensuale e fatale. Nella mia mente, pian piano, l’immagine di lei correre via in preda alla rabbia e al dolore, avvolta da foglie danzatrici e l’ululare del vento, svaniva inesorabile per lasciare lo spazio unicamente al suo sorriso.<br />
L’immagine era nitida.<br />
Niente sogno, tutta realtá. Trovai spazio nel letto, le accarezzai i capelli e li raccolsi dietro l’orecchio; passeggiai la mia mano per la sua schiena scrivendo qualche strano sonetto e infine, come la rugiada alle rose, mi posai su di lei per diventare finalmente uno.<br />
I colori esplosero e le linee si definirono in una grande ed eterna serata d’inverno.</p>
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		<title>La Figlia della Luce</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[In piedi sulla riva dell&#8217;universo Le onde stellate di fronte a me Nemmeno l&#8217;ombra della luce Solo, la pazienza la mia unica amica “Mai”, dicono le stelle Sento l&#8217;acqua gelida arrampicarsi “Mai”, ripetono dagli abissi Dalle profondità del mare e del mio cuore “Mai”, continuano in coro L&#8217;acqua alla gola, la speranza affonda Poi un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table id="AutoNumber1" style="border-collapse: collapse" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="100%" bordercolor="#111111">
<tbody>
<tr>
<td width="50%">
<p style="text-align: right;">In piedi sulla riva dell&#8217;universo<br />
Le onde stellate di fronte a me<br />
Nemmeno l&#8217;ombra della luce<br />
Solo, la pazienza la mia unica amica</p>
<p style="text-align: right;">“Mai”, dicono le stelle<br />
Sento l&#8217;acqua gelida arrampicarsi<br />
“Mai”, ripetono dagli abissi<br />
Dalle profondità del mare e del mio cuore<br />
“Mai”, continuano in coro<br />
L&#8217;acqua alla gola, la speranza affonda</p>
<p style="text-align: right;">Poi un bagliore lontano, una scintilla<br />
“Mai”, stavolta la voce è strozzata<br />
Presto solo un tenue sussurro<br />
Un sorriso, l&#8217;alba, non più solo<br />
E scopro che quel “mai”<br />
era soltanto un “non ora”</td>
<td width="50%"><img src="http://www.lorenzofb.com/pics/bcnbynight.jpg" alt="" /></p>
<p><span style="font-size: xx-small;">Foto di <em>Stefano Ascione</em></span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Come Baba O&#8217;Riley e una tostissima Yaris mi hanno riavvicinato alla serenità</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[SPensieri in Libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[“Baba O&#8217;Riley”, una delle migliori canzoni dei The Who e probabilmente una delle più belle canzoni rock di sempre, era appena giunta al momento in cui inizia la parte strumentale. Intorno a me non c&#8217;era nessun rumore. C&#8217;ero solo io, la strada, la mia Toyota Yaris e il grido di “it&#8217;s only teenage wasteland” dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“Baba O&#8217;Riley”, una delle migliori canzoni dei The Who e probabilmente una delle più belle canzoni rock di sempre, era appena giunta al momento in cui inizia la parte strumentale. Intorno a me non c&#8217;era nessun rumore. C&#8217;ero solo io, la strada, la mia Toyota Yaris e il grido di “it&#8217;s only teenage wasteland” dei The Who che ancora mi risuonava in mente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Poi, un tonfo. Un botto improvviso. L&#8217;armonia musicale nella quale ero immerso viene distrutta da un impatto fortissimo alla fiancata sinistra della mia Yaris. La macchina comincia a girare su se stessa e io, semplicemente, bestemmio. Sbatto contro il guard-rail. Faccio uno o due testa coda in totale. L&#8217;ammontare esatto delle bestemmie, invece, non è ancora stato determinato. La macchina rimane, in qualche modo, di nuovo dritta e riesco ad accostare mentre vedo il veicolo che mi ha speronato sbandare qualche centinaio di metri più avanti.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><span id="more-1703"></span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">“Ora si ferma”, penso.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Sbaglio. Non si ferma. Anzi, accelera e va via. In quel momento, in preda allo shock e alla ancora lieve ma crescente gioiosa sensazione di averla scampata grossa non lo mando nemmeno a fanculo. Ma non temete, nella vita c&#8217;è sempre tempo di farlo. VAFFANCULO!</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Per ovvi motivi non mi sono soffermato sulla targa di quello che mi ha colpito (da qui in avanti, ai fini della brevità, mi riferirò a lui con il più corto e semplice appellativo di “stronzo”). Lo “stronzo” non si è fermato, forse ubriaco, forse spaventato dal mio botto, forse, più semplicemente, soltanto fedele al suo nuovo appellativo di stronzo. Almeno è in buona compagnia, anche un&#8217;altra macchina, che era poco dietro al punto del fattaccio e deve aver assistito a tutto l&#8217;incidente, non si ferma. Spengo la musica e cerco di capire se sto bene. Mi guardo il corpo. Sembra tutto a posto. Mi guardo le gambe, si muovono. Non ho sbattuto la testa, soltanto grazie alla cintura visto che l&#8217;airbag non si è attivato. Rimango in macchina, senza la forza di uscire a vedere in che condizioni è rimasta la Yaris.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Penso che perlomeno stavolta c&#8217;era stata una colonna sonora. Mi lamento spesso di come nella vita, al contrario dei film, non ci sia una colonna sonora che renda qualsiasi scena un po&#8217; più drammatica, un po&#8217; più emozionante. Se il mio incidente fosse finito in un film, io l&#8217;avrei girato in “slow-motion”, con i The Who in sottofondo fino al momento dell&#8217;impatto. Poi, con un&#8217;inquadratura dall&#8217;alto, solo silenzio mentre la macchina va in testacoda e sbatte. Ancora qualche attimo di silenzio mentre, con una inquadratura soggettiva, mostro l&#8217;interno della macchina mentre mi fisso le mani. Infine, riprende la musica.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Non ho visto tutta la mia vita passarmi di fronte agli occhi invece. Ho sempre pensato fosse un po&#8217; un cliché, ma non si può mai sapere. Certo, forse non è stato l&#8217;incidente più brutto della storia, ma non sono mai andato così vicino alla morte. Questo è sicuro. Aspettate solo di vedere la foto che ho fatto alla macchina qualche minuto dopo lo scontro. Comunque, non ho visto nulla. A mala pena ho avuto il tempo di pensare. Evidentemente è tutto un cliché.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Quello che è successo successivamente non è né straordinario né degno di molta nota. Ho chiamato il mio amico Alejo, il primo numero che avevo a portata di mano perché, mentre facevo testa coda in autostrada mi aveva mandato un SMS commentandomi la partita dei Minnesota Vikings. L&#8217;ho chiamato perché non mi ricordavo che il “112” fosse il numero della polizia. Mi era venuto in mente di chiamare il “911”. Mannaggia a tutti i film e le serie americane che guardo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">È successo tutto così in fretta che non ho fatto quasi in tempo a spaventarmi. Ho sentito il botto, ho girato per qualche istante, ho sbattuto contro il guardrail ed era finita. È durato probabilmente meno di quello che ci avete impiegato a leggere le ultime tre frasi. Nonostante ciò, sono andato molto vicino alla fine, più vicino che mai. Se non fosse stato per la mia cara Toyota Yaris, che ha dimostrato di essere un ammasso di ferraglia bella tosta, forse non sarei qui ora. Perlomeno sarei all&#8217;ospedale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Tutto questo mi è bastato per capire che, alla fine, in questo viaggio chiamato vita, conta soprattutto esserci, indipendentemente da quello che ti accade lungo il cammino. Forse è un po&#8217; scontato arrivare a una conclusione così dopo un incidente stradale. Ma, del resto, è un po&#8217; scontata anche la frase “it&#8217;s only teenage wasteland” e ciò non toglie nulla al capolavoro dei The Who che mi ricorderà per sempre del giorno in cui sono stato speronato come nei videogiochi, ne sono uscito senza nemmeno un graffio (anche se ho un male cane al collo) e ho imparato che bisogna assaporare ogni istante, anche quello che sembra il più insignificante.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;">Di nuovo, mi scuso per l&#8217;ovvietà, ma credo di aver imparato anche un&#8217;altra cosa: una lezione, per quanto ovvia, non vuol dire non sia valida.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm;"><img class="alignleft" title="Botto Yaris" src="http://www.lorenzofb.com/pics/botto.jpg" alt="" width="670" height="503" /></p>
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