Sono tornato! Come dite? Nemmeno vi eravate accorti che ero andato via? Per caso non avete notato che non ho aggiornato il sito per una settimana? Ah, giusto, non è la prima volta. Presumo che questo voglia dire che forse dovrei fare qualcosina in più come webmaster nonché Dio di questo sito (sì, considero questo sito una creazione divina, ergo io sono il dio de “L’Infinito”. Non fa una piega come ragionamento no?). Comunque, sono stato via una settimana a New York! Sì, lo so, ancora. Sono monotono, che vi devo dire? Il fatto è che sono innamorato di quella città, che ci posso fare? L’amore non si può combattere giusto? Vince sempre lui, in un modo o nell’altro. Almeno credo, insomma.
Dato che sono a Barcellona da ormai un mese e un eventuale ritorno a New York è tanto prossimo quanto la morte del sole (forse sto drammattizzando un po’ troppo, diciamo: quanto la mia laurea), devo abituarmi all’idea che potrei non tornarci per un bel po’. Il modo migliore per superare questo piccolo trauma non è altro che imitare il buon vecchio lupo: convincersi che l’uva sia marcia. A questo nobile proposito, stasera, invece di uscire, invece di studiare, invece di, insomma, essere produttivo, cercherò il pelo nell’uov…ehm…nella mela,nella Grande Mela.
Oggi voglio parlarvi di cibo. Non aspettatevi una guida culinaria di New York stile documentario della domenica mattina sulla Rai, è piuttosto una cronaca di dove ho mangiato io.
Vi ho già parlato del Kat’s Deli (se non ve lo ricordate andatevelo a [ri]leggere, pigroni!), quindi lo ignorerò da qui in avanti. Kat’s Deli a parte, ovviamente New York, come tutta l’America, è il regno dei Fast Food e degli Starbucks. Ma non fatevi ingannare dagli stereotipi, potete mangiare bene anche a New York, eccome (sul caffè invece non sperateci troppo, ma un bel Frappuccino mica fa schifo eh. Scordatevi gli espressi però…).
Leggere il “normale” del titolo con tono estremamente negativo, quasi dispregiativo oserei dire. Ebbene sì, come molti avranno intuito, principalmente dal fatto che mi hanno incontrato personalmente, sono tornato a Barcellona, a casa. Potrete percepire che non sono del tutto entusiasta di questo fatto, ma potrete, di conseguenza, anche pensare (come si dice in toscana): “Attaccati al c***o”.
Comunque, nei prossimi giorni, continuerò a scrivere delle mie vicissitudini in quel di New York che non ho ancora potuto raccontarvi. Stavolta non sotto forma di diario tipo: “Oggi sono andato nel posto X, ho comprato l’oggetto Y…” (estremamente noioso) ma piuttosto per “temi”, per esempio: “La Nightlife a NY”, “Cibarsi a NY”…etc etc (molto meno noioso no?).
Che dire del ritorno? E’ stato duro, una settimana qua e ancora non mi sono ripreso. Tendo ad escludere parzialmente che la mia dissidia sia creata solo ed esclusivamente dal fatto che a NY ero in vacanza e qua non lo sono. Parte del problema è certamente questo, la classica “Sindrome da fine-vacanza”. Ma credo ci sia altro.
Mi ricordo una frase di Joely, scolpita nella mia mente forse per sempre, che mi disse, pochi giorni prima di partire: “Non so come fai a tornare. Io se dovessi tornare a Roma mi sparerei. New York fa sembrare Roma un gran paesone di provincia. Grandissimo, ma pur sempre un paese di provincia”. Purtroppo è vero e questa frase vale, in parte, anche per Barcellona. È estremamente difficile spiegare il perchè New York lasci una terribile amarezza ogni volta che devi andartene, o perchè dà l’impressione di essere così cosmopolita, di essere davvero la capitale del mondo come molti newyorchesi probabilmente pensano.
Ha un fascino davvero unico, Non posso che sperare di potervi trasmettere anche soltanto una goccia di questo fascino attraverso i miei scritti dei prossimi giorni.
Una volta che mi sono ambientato e adattato alla sempre in movimento e frenetica vita di New York, era ora di rivedere una mia vecchia amica: Martina. Una mia antica compagna di classe alle medie con la quale avevo anche passato un po’ di tempo banco a banco, una bravissima e simpaticissima ragazza. Purtroppo il mio ritorno in Spagna ci aveva allontanato e non ci siamo sentiti molto negli ultimi sette anni. Un altro mio caro amico mi aveva avvertito della sua presenza a New York per studiare cinema e non ho esitato a contattarla.
Finalmente trovo il tempo di scrivere un paio di cose dalla Grande Mela. Scusate (e qua sto dando per scontato che ve ne freghi qualcosa) il ritardo. In teoria avrei dovuto avere una sala computer nell’ostello…e invece non c’e’ (come non si sono accenti in questa tastiera…), quindi devo collegarmi dalla scuola e non e’ sempre sempre semplice ne’ comodo per i miei orari.
Comunque, detto questo, penso che comincero’ raccontando qualcosa dei primi due giorni, quelli del primo impatto, quelli dello “schock” iniziale.
Finalmente sono riuscito a commentare le circa 190 foto del Day 6. E’ stato spossante e doloroso. Mancano ancora le foto del Day 7, anche se, essendo quello della partenza, non ce ne sono molte e, di fatto, non ce le ho nemmeno sul PC. Se Sean me le manda e avrò voglia di metterle, le metterò.
Foto del giorno 5 online (notare come sono sempre più telegrafico in queste “presentazioni” delle foto).
Finalmente, le foto del Day 4. Molto presto (forse) anche quelle dei rimanenti due giorni. Il Day 5 sono solo 50 foto, quindi dovrei fare presto. Ma il Day 6 sono 200 (!!) foto…svengo solo a pensarci.




